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Termini e condizioni
I pasdaran sono i membri dei Guardiani della Rivoluzione islamica, in persiano Sepah-e Pasdaran, una forza militare e di sicurezza nata dopo la rivoluzione del 1979 e divenuta nel tempo il vero perno del potere in Iran. Non sono solo un esercito parallelo: oggi rappresentano un complesso politico‑militare‑economico che condiziona ogni scelta strategica del Paese.
Dalla rivoluzione del 1979 alla “guardia pretoriana” del regime
I pasdaran nascono pochi mesi dopo la caduta dello scià, su ordine dell’ayatollah Khomeini, con una missione chiara: difendere la rivoluzione islamica e le sue conquiste da nemici interni ed esterni, facendo da contrappeso a un esercito regolare ritenuto poco affidabile e ancora legato al vecchio regime. Creati come milizia ideologica, vengono usati fin da subito per eliminare oppositori laici, di sinistra e monarchici, assumendo un ruolo centrale nella repressione politica.
La guerra Iran‑Iraq (1980‑1988) accelera la loro trasformazione in un esercito vero e proprio: in trincea acquisiscono peso militare, prestigio sociale e un rapporto diretto con la leadership religiosa. Da allora, i pasdaran non sono più solo una “forza rivoluzionaria”, ma una struttura istituzionalizzata con proprie forze di terra, aria e mare, oltre alla potente unità esterna, la Forza Quds, che coordina le milizie alleate in Libano, Siria, Iraq e altrove.
Dal fucile all’economia: il potere del denaro
Nel dopoguerra ai pasdaran viene affidata anche la ricostruzione delle infrastrutture, soprattutto attraverso il colosso Khatam al‑Anbiya, che ottiene appalti pubblici senza gara. È l’inizio di un impero economico: oggi il corpo controlla o influenza settori chiave come edilizia, energia, telecomunicazioni, trasporti, banche, import‑export e agricoltura, spesso tramite società di comodo.
Studi indipendenti stimano che i pasdaran controllino direttamente o indirettamente tra un quarto e metà del PIL iraniano, anche grazie alle reti informali create per aggirare le sanzioni internazionali. Una parte crescente delle esportazioni di petrolio, in particolare quelle “occultate” ai radar delle sanzioni, è nelle loro mani, e genera miliardi di dollari l’anno che alimentano il bilancio parallelo del corpo e delle milizie alleate all’estero. Questo intreccio tra armi e affari rende i Guardiani attori imprescindibili per chiunque voglia governare l’Iran.
Perché comandano davvero: politica, sicurezza e successione
Sul piano interno, i pasdaran hanno assunto un ruolo diretto in politica: ex comandanti siedono in parlamento, guidano ministeri e governatorati provinciali, e influenzano la selezione dei candidati attraverso organismi come il Consiglio dei Guardiani. Dagli anni 2000 in poi, molti analisti descrivono l’Iran come una “repubblica dei pasdaran”, in cui il clero conserva la legittimità religiosa mentre il potere esecutivo e coercitivo è sempre più nelle mani di questo apparato.
La loro forza poggia su due pilastri: il monopolio della forza – controllano anche milizie paramilitari come i Basij, fondamentali nella repressione delle proteste – e il controllo di risorse finanziarie autonome, che li rendono meno dipendenti dal bilancio statale formale. Per questo molti osservatori ritengono che i pasdaran giocheranno un ruolo decisivo nella scelta del successore della Guida Suprema Ali Khamenei, condizionando così il futuro assetto del regime.
In sintesi, i pasdaran comandano in Iran perché sono nati come guardia ideologica della rivoluzione, si sono consolidati come forza militare indispensabile in guerra, hanno costruito un impero economico in tempo di pace e hanno occupato progressivamente gli spazi della politica, fino a diventare uno dei centri di potere più influenti e temuti del Medio Oriente.